Pugno duro sui "pirati" del peer-to-peer |
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Si fa sempre più rovente lo scontro tra le major discografiche e i sostenitori del peer-to-peer e del free download. Ben 256.000 persone sono state querelate dalla RIAA (Recording Industry Association of America) per non essere scese ad accordi nel loro comportamento illegale di download di musica digitale. Ora si è chiuso il primo processo, contro Jammie Thomas, una madre single trentenne del Minnesota accusata dalla RIAA di aver messo in condivisione su Kazaa circa 1700 brani musicali nel corso del 2005, e di averne scaricati 24 senza autorizzazione. Ebbene, i giudici hanno dato ragione alla RIAA, ingiungendo alla Thomas il pagamento di una maximulta di 220.000 dollari (155.500 euro).
Questa sentenza ha sollevato ovviamente numerosi commenti, a favore o contrari, perché si tratta di un precedente importante per la giurisdizione nell'ambito del P2P. Per esempio Jennifer Pariser, responsabile della sezione antipirateria di Sony BMG Music Entertainment, ha dichiarato: "E' mia convinzione personale che Sony BMG sia ora la metà di quello che era nel 2000", a causa della pirateria. "Quando un individuo - continua la manager - crea personalmente la copia di una canzone, suppongo che possiamo dire che abbia rubato quella canzone".
Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, saluta con soddisfazione la sentenza: "Dimostra che condividere la musica abusivamente è un illecito preso in seria considerazione negli Stati Uniti perché danneggia una parte consistente dell'economia creativa di quel paese. In Italia abbiamo ottime leggi per reprimere il fenomeno, ma l'applicazione lascia molto a desiderare". In realtà proprio pochi giorni fa si è conclusa un'operazione della Guardia di Finanza di Bergamo che ha portato alla denuncia di diversi soggetti che mettevano in condivisione su più server 110.000 opere dell'ingegno, e che ha portato a sanzioni amministrative per ben 8,5 milioni di euro.
La sentenza USA è stata però anche contestata, com'era prevedibile. Oltre alle disquisizioni sulle diverse interpretazioni di ciò che si può considerare furto o meno, c'è chi ha affrontato il problema dal punto di vista culturale, come un partecipante a un forum sul sito del Corriere della Sera, che sostiene: "La condivisione di file musicali in rete è un importante veicolo culturale, almeno nella mia esperienza. Se prima conoscevo 10 artisti, ora grazie al P2P ne conosco centinaia, se prima ascoltavo solo un genere di massa ora conosco e apprezzo la Classica, il Barocco, il Jazz, il Blues, il Southern Rock, il Soul, il Bluegrass, ecc. Ultimamente, grazie ad un disco scovato su un noto software di P2P, ho scoperto il genere Zydeco, del quale non avrei mai potuto sapere niente se mi fossi affidato alle grandi major musicali. La conoscenza musicale in questo Paese è vergognosa, a scuola la musica non è materia obbligatoria dalle superiori, viene considerata alla stregua di una gomma da masticare, un prodotto da vendere al 20% di IVA. Per me chi dice che il download di un file mp3 è sempre e comunque un reato, ha una visione miope di questo mondo; il diritto d'autore va profondamente riformato, è ormai vetusto in una realtà complessa come quella della Rete. Credete che la Siae, o le major, ci tengano ad arricchire i vostri gusti musicali? Loro vogliono solo "fare cassa" con i nomi più importanti, e vedono come un pericolo un possibile arricchimento culturale in tal senso. Se una ragazzina prima ascoltava solo la Pausini o Britney o Madonna e poi scopre, grazie al P2P, Aimee Mann, Dylan, Aretha, credete che comprerà più i dischi di prima? E' quello che vogliono colpire, vogliono colpire la musica, quella buona. Un'idea interessante, dal punto di vista legale, potrebbe essere l'istituzione di un patentino del file sharing: con una quota annuale, da elargire agli autori, avrei il diritto alla condivisione dei file, perché non ci si pensa?". |
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