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Banda larga, l'Italia è indietro

Lo scorso mercoledì 24 luglio, nella relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni tenuta in Parlamento, il suo presidente Corrado Calabrò ha mostrato una descrizione impietosa della situazione italiana. In particolare riguardo alla banda larga, che è il settore di cui ci interessa trattare qui, ha detto: "La situazione del mercato italiano della larga banda non appare soddisfacente: la copertura, la diffusione, il livello concorrenziale delle offerte segnano il passo rispetto ai Paesi più virtuosi d'Europa". Esiste infatti, ha continuato, "un'anomalia italiana derivante dalla quasi completa assenza di infrastrutture alternative alla rete di accesso in rame di Telecom". Il fatto è che la quota di mercato al dettaglio di Telecom nella banda larga rimane ben sopra il 50%. Si è quindi ancora in una situazione di quasi monopolio, e questo sembra essere il motivo principale della mancanza di una diffusione paragonabile a quella di gran parte d'Europa.


Infatti l'Italia è indietro non solo "rispetto ai Paesi più virtuosi", ma anche rispetto alla media dell'intera Unione Europea. Le cifre sono chiare: la media UE di diffusione della banda larga (comprendendo anche i paesi dell'Europa dell'est entrati a farne parte recentemente) è del 16,2%; in Italia è del 14,5%. "Essere in rete", ha proseguito Calabrò, "significa azzerare le distanze geografiche, ma senza la larga banda ad alta velocità (la cosiddetta larghissima banda, da 20 Megabyte in su) si finirà in un collo di bottiglia: come instradare le auto di oggi, da 200 all’ora, su una mulattiera. Qui l’anomalia italiana rischia di diventare un handicap tale da stroncare lo sviluppo. Abbiamo avuto finora un problema di digital divide, con un 11% circa della popolazione italiana non raggiunta dai servizi in broadband. Ora è la maggior parte del Paese che rischia di essere tagliata fuori dai servizi innovativi della larga banda ad alta ed altissima velocità (digital divide di seconda generazione)".

 

La relazione è stata fatta in Parlamento e anche per questo è sembrata quasi un'accorata richiesta di aiuto anche alle istituzioni. Ma per ora la politica rimane sorda e ad avere la meglio rimangono gli interessi lobbistici.

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